Parco nazionale dello Stelvio
lo snodo del percorso della Sky Marathon si inoltra nella spettacolare Val Grande. Dal punto di vista naturalistico, è luogo privilegiato per cervi e altri animali tipici della fauna alpina. Di rilievo la tipica architettura rurale degli alpeggi. In questa splendida valle ricca di pascoli verdi , vasti cespugli e spumeggianti torrenti è situata la Capanna “Savero Occhi” in località Plas de l’Asen a quota 2050, posta tra rododentri ed ontani del Pian di Pietra Rossa. La Val Grande si apre sopra l’abitato di Vezza e prosegue per circa 20 km fino a giungere all’imponente ghiacciaio di Pietra Rossa (q.3212). Inserita all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio è coperta in parte da foreste di larici e disseminata da laghetti e torbiere. Ma diamo uno sguardo più attento al Parco…
Il più grande parco d’Italia
Se ne discute da quando, nel 1920, Benedetto Croce, allora ministro della Pubblica istruzione del Regno, parlò della necessità di creare dei “Parchi nazionali” per tutelare l’ ambiente. Da allora, invece che aree protette, sono nate polemiche. Uniche eccezioni: i parchi creati dal fascismo intorno agli anni Trenta. Ma anche questi hanno avuto vita tutt’ altro che facile. Il Parco Nazionale dello Stelvio non fa eccezione. Oltre 134 mila ettari di boschi, pascoli, roccia e ghiacciai che si estendono su quattro province italiane: Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano. Una fauna composta da più di diecimila esemplari tra camosci, stambecchi, cervi, caprioli, volpi, lepri alpine e aquile reali, che hanno resistito, negli anni, malgrado le attività venatorie abusive e spesso selvagge.
Un esercito di circa cento uomini in grigioverde, chiamati a vigilare su un territorio immenso, grande come una Provincia italiana. Quello dello Stelvio è il parco più esteso del nostro Paese, ma anche uno dei più antichi, con una storia complessa e difficilissima alle spalle: istituito nel 1935 per volontà di alcuni appassionati e del Touring Club e del Club Alpino Italiano, ha dovuto fronteggiare nei primi anni l’ostilità delle comunità locali, a cui sfuggiva il significato delle idee protezionistiche. Per anni le popolazioni continuarono ad approvvigionarsi di selvaggina e di legname come avevano sempre fatto, quasi che l’istituzione del Parco non fosse avvenuta. Il tutto con gravi ricadute sull’ambiente e con forti rischi di estinzione delle specie animali. Le province autonome – gelose delle proprie prerogative – riservarono poi, negli anni 60, alcune fette del territorio protetto alle attività di caccia e, quando furono lanciati i cosiddetti progetti di “valorizzazione turistica” (che si traducevano in un via libera alla speculazione edilizia), molte zone subirono una pesante aggressione mitigata – ma solo in parte – dall’ombrello legislativo. Solo negli ultimi dieci anni si è fatta strada, nelle zone interessate, la convinzione che un’area protetta potesse servire anche da volano per lo sviluppo e soprattutto che fosse necessaria un’azione di coordinamento tra gli istituti locali interessati. E così è stato. Gli attori istituzionali hanno cominciato a collaborare nella gestione del parco dello Stelvio, attualmente amministrato da un Consorzio tra Stato, Regione Lombardia e le due province autonome di Trento e Bolzano. E più in generale l’Italia – fanalino di coda europeo per le aree protette con solo l’1 per cento del territorio tutelato – sta facendo ora grossi passi in avanti. Ancora forte è il gap (nell’ambito della porzione di territorio tutelato) rispetto a Gran Bretagna (21 per cento), Francia (8 per cento), Svizzera (6 per cento). Ma la strada è finalmente quella giusta.
Incisioni rupestri, ghiacciai, piste da sci
Il territorio del Parco è coperto da boschi di larice, abete rosso, pino mugo e cembro, da pascoli d’alta quota. E’ un paesaggio tipicamente alpino, quello che si incontra, con un’altitudine media attorno ai 2000 metri e un imponente sistema di valli che si dirama dai bacini di raccolta dei ghiacciai, davvero numerosi. Comprende numerose valli (Zebrù, Faele, Cedec, Rezzalo, Grande e Canè) che si estendono attorno al gruppo montuoso dell’Ortles-Cevedale (3905 metri), la vetta più alta. Sospeso tra la Valtellina e la Valvenosta, a circa 150 km da Milano, il Parco ospita durante la stagione invernale molte piste da sci di fondo e di discesa, e consente numerose escursioni, di diversa difficoltà, sia sul versante lombardo che su quello trentino. Una delle caratteristiche più note del Parco sono gli oltre cento ghiacciai, circondati da laghi grandi e piccoli, torrenti vorticosi che incidono le valli e spettacolari cascate come quelle di Saent, Rabbi, Braulio. Ai confini meridionali del Parco, c’è un altro elemento di interesse: la Val Camonica con le sue incisioni rupestri, i primi ritrovamenti risalenti all’Età del ferro, e le tracce di insediamenti dell’Età del Bronzo. La cittadina di Glorenza, ai confini settentrionali del Parco, è poi un gioiello architettonico: un tessuto urbano inalterato, palazzi patrizi con elementi gotici e barocchi all’interno di mura fortificate a difesa di una zona storicamente strategica per i commerci tra la Val Padana e il centro d’Europa. Tutto questo – tributo a Natura e Cultura – è il Parco Nazionale dello Stelvio.
Flora e fauna
Moltissime specie faunistiche popolano il Parco: ciò non significa che il loro avvistamento sia facile. E’ necessaria, infatti, pazienza ed esperienza e magari, l’aiuto di un accompagnatore. Forse proprio per questo scorgere un meastoso cervo o un timido capriolo costituisce una indimenticabile emozione.
Gli animali più “gettonati” sono certamente i grandi ungulati: cervi, caprioli, camosci e stambecchi sono, infatti, i “principi” del Parco.
Molti altri mammiferi (volpi, ermellini, marmotte, scoiattoli, lepri ed altri) popolano prati e boschi tutelati dal Parco. Numerosissimi uccelli trovano nel Parco un habitat ideale: dalla splendida aquila reale al gheppio, dal gufo reale al picchio (rosso e nero), dalla pernice al gallo cedrone e forcello.
Negli ultimi anni anche il maestoso gipeto può essere osservato, grazie ad un progetto di reintroduzione.
I fiumi ed i torrenti del Parco ospitano trote e salmerini, mentre negli stagni e nei laghetti alpini possono trovarsi rane e salamandre.
Anche diversi rettili abitano il Parco: marassi, orbettini e lucertole.
Se gli animali costituiscono per molti il motivo di una visita al Parco, la vegetazione e la flora rappresentano una bellezza che spesso colpisce e emoziona non meno dell’avvistamento di uno stambecco o di un’aquila.
I grandi boschi, i pascoli, le distese fiorite fanno infatti comprendere con evidenza la necessità della loro tutela, sia per permetterne il godimento alle future generazioni sia in quanto ambiente perfetto per la fauna alpina.
Dalla primavera all’autunno, il Parco si riempie di meravigliosi colori e di delicati profumi. Rododendro, genziana, giglio martagone e rosso, arnica e moltissimi altri sembrano fare a gara per rendere ancora più belli prati e boschi.
Nel Parco convivono diverse specie di conifere, dall’abete rosso al bianco, dal larice al pino, cembro, mugo e silvestre.
Vi sono specie floristiche poco note e rare, come la Scarpetta della Madonna, altre notissime e diffuse come la Stella Alpina: ma tutte stupiscono per la loro bellezza e la capacità di vivere in condizioni spesso avverse.
Forse lo spettacolo più suggestivo è dato dalle grandi distese ricoperte di fiori di moltissime specie, che con i loro colori creano un manto straordinario ai pascoli.
